L’autrice dell’opera, Egidia Pastorino, mentre riordina la casa dei suoi vecchi ad Orsara Bormida, si trova tra le mani la quarta edizione del libro “Il brigante di Marengo” scritto, nel 1853, da Francesco Viganò.
Il ritrovamento fa affiorare e rivivere nella sua memoria eventi riguardanti la sua famiglia, coinvolta, seppure indirettamente, nella vicenda di Mayno della Spinetta.
Infatti il 14 aprile 1806, il bandito viene ucciso e i componenti la banda accerchiati e presi d’assalto alla Bandita della Malanotte. Molti cadranno nel disperato combattimento finale; altri verranno catturati e processati da un tribunale militare, nel gennaio dell’anno successivo; alcuni, infine, riusciranno a sfuggire all’arresto disperdendosi nella campagna alessandrina.
Uno di questi giovani, originario di Sezzadio, si rifugia nel cascinotto di campagna della vigna dei Mangiagatt, gli ascendenti di Egidia. Il Mangiagatt, pur conscio dei pericoli ai quali va incontro dando rifugio ad un bandito latitante, decide di aiutarlo: gli porta giornalmente il cibo e, quando la situazione si fa più tranquilla, lo aiuta a raggiungere Genova per imbarcarsi clandestinamente per le Americhe.
Il mainotto, come quasi tutti i componenti la banda, sapeva leggere e scrivere: cosa assai rara a quei tempi. Il Mangiagatt, quale ricompensa della sua assistenza, chiede al fuggitivo di fornirgli i rudimenti della lettura e della scrittura. E viene accontentato.
Svelato questo che fu per oltre un secolo il segreto di famiglia, l’autrice passa a parlare di Mayno che si è trovato a vivere l’adolescenza a cavallo dei secoli XVIII e XIX. Un periodo storico turbolento: in Francia si stemperavano gli eccessi della Rivoluzione francese, Napoleone con le sue imprese militari incendiava l’Europa, sconvolgendo gli equilibri politici del vecchio continente.
E sarà proprio durante l’imperversare delle imprese napoleoniche che il fuorilegge mandrogno organizzerà la sua banda e compirà le sue spericolate imprese banditesche.
L’Autrice traccia la storia del brigante di Marengo in maniera chiara e convincente, passando in rassegna tutta la letteratura riguardante la vicenda; partendo, naturalmente, dall’opera del Viganò, l’autore temporalmente più vicino alle imprese di Mayno della Spinetta.
L’opera si conclude con l’Appendice, curata da Roberto Garibbo, marito della Pastorino, che, oltre alla trascrizione integrale della sentenza, riporta pertinenti osservazioni su “Il calendario repubblicano”, “I tempi di Mayno”, “Mayno nella letteratura” ed una esauriente “Segnalazione di lettura”.
La forma piana e discorsiva, le osservazioni argute, i puntuali riferimenti alla realtà storica del periodo nel quale si svolgono le vicende, ne rendono interessante e piacevole la lettura.
Il libro esce nel duecentesimo anniversario della tragica fine di Mayno che fu, nel bene e nel male, un personaggio di rilievo della nostra terra.
Orsara Bormida, 31 marzo 2006
Gigi Vacca